• I ristoranti stellati Michelin

Spinechile: un paradiso stellato da non fotografare!

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Durante la mia visita da Spinechile, il ristorante veneto dalla stella Michelin (una, ottenuta nel 2014 dopo meno di un anno dall’apertura) non mi è stato consentito fotografare piatti e menù. Lungi da me fare le regole a casa degli altri, sovversiva del gusto lo sono ma non di quanto garbatamente imposto. Massimo rispetto nei confronti di una piega non mediatica; tanto di cappello in un mondo fatto di show ed esibizione. Ne consegue che quanto … segue è frutto di ricordi già oggi un po’ sfocati nei contorni, ma dal cuore pulsante ed ancora gustosi. Si perché Spinechile è non solo bello ma anche tanto buono e per raccontarlo in ordine ho deciso di dividerlo in sezioni, tentando in tal modo di dominare le … emozioni.  Senza ordine nè logica. Solo un inseguimento di ricordi.

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CHI: Corrado Fasolato ai fornelli e la moglie Paola Borgotto in sala. Il primo, dopo esperienze di prestigio in Italia ed all’estero, tre forchette sulla guida del Gambero Rosso e due stelle Michelin (al ristorante dell’hotel Metropole di Venezia), ha deciso di ritornare a casa ed iniziare un’avventura assieme alla famiglia. Al momento sono loro due, marito e moglie con il supporto di un attento staff (si lavora 15 h al giorno pertanto la passione è davvero tanta); figlio e figlia hanno invece spiccato il volo verso esperienze stellate in Italia e all’estero (lo racconta Paola dopo cena con un pizzico di orgoglio misto a nostalgia). Un casale di montagna restaurato, circondato da un terreno dove si coltiva ed alleva tutto quanto portato in tavola. Un controllo della filiera per dominare l’esclusività della proposta al cliente. Per renderlo felice. Senza farsi vedere (Corrado non apparirà in sala ma si farà timidamente conoscere attraverso le sue univoche creazioni).

DOVE (FUORI): inerpicato tra la colline scledensi, in provincia di Vicenza. Una curva a gomito dietro l’altra; tornanti di montagna che vi condurranno sino a Contrà Pacche, dove, dopo aver percorso un boschetto, troverete un cancello grigio con un campanello. Un breve sentiero in discesa, oltrepassando una vetrata da cui potrete osservare una cucina luminosa, vi condurrà all’ingresso. Una vista molto bella sulla vallata che vi farà tentennare al momento dell’entrare. Una panca con dei cuscini. Tanto legno sin dal primo istante che creerà continuità tra il fuori e il ….

… DENTRO (DOVE): una saletta al primo piano ospitante 20 coperti se non sbaglio con una vista perdifiato ed un calore che scoppietta senza far rumore. Pochi posti a sedere per creare un’intima atmosfera. Tempi di attesa di mesi per le serate gettonate; lo stesso dicasi per le domeniche a pranzo. Due settimane circa per il sabato invece (sempre se di pranzo trattasi). Maggiori speranze infrasettimana.
C’è un’eleganza mite; una mise en place contemporanea che non disturba ma si fonde con una tanto timida quanto studiata illuminazione. C’è della musica di sottofondo che accompagna senza farsi notare. E’ tutto in fin dei conti, semplicemente essenziale. A meno della grande vetrata con una panorama che desta dei sospiri non da tutti i giorni. Ma per tutte le ore del giorno e della notte.

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COSA: Un solo menù, Cortometraggio; un altro a sorpresa: al libero arbitrio è lasciato solo il numero di portate. Alla cucina la capacità di adattamento sulla base di gusti ed intolleranze. E noi, lo confesso, abbiamo dato del nostro meglio quanto a complicazioni. Risultato? Eccellente. Sorprendente la fantasia degli accostamenti. Eccellente la relazione tra gli ingredienti. Così come quella tra qualità e prezzo. Qui è il caso di dirlo, si spendono circa 85 euro a persona, vino incluso. Una carta dei vini non ciclopica ma con delle interessanti proposte ed un pizzico di naturalità nella scelta. Un pinot nero spumantizzato di Buvoli è capace di avere il suo perché ed il suo per come. Interessante anche l’aperitivo, un metodo charmat a base di un’uva autoctona, la vespaiola, dell’azienda agricola Transit.

E ANCORA … COSA: una mano fine, cotture mai sbagliate, fantasie non eccessive, per adattarsi alla clientela locale. E’ la strategia vincente che rende Spinechile un locale sempre pieno. Di persone. Che giungono per assaggiare il croissant con soppressa e mostarda ai fichi, brodo di gallina e vaniglia, iceberg di stracchino; il brodo è servito con una moka che rende il tutto tremendamente simpatico. Il pane che è squisitamente squisito. Da quello al nero di seppia alle fettone tagliate al momento con il lardo. Elisir, forse non di lunga vita ma poco importa. Lo appoggerete su di un originale poggia pane, scaldato in maniera da far rilasciare il profumo del pane stesso. Per assaggiare il calamaro servito con un gelato al nero di seppia, una burratina e della crema di patate. La capasanta con crema di patate viola, centrifuga di pisello …. c’era forse anche della violetta? Si sente molta morbidezza, un po’ ovunque. Poi il signor risotto: con animella di vitello, trota affumicata e stracchino. Della pasta e fagioli “scomposta” con gamberi e tortelli allo zafferano. E le sorprese non sono finite: arriverà ad un certo punto del percorso l’agnello presentato su di un cipollotto con del tarassaco nascosto. Infine, per chiudere il cerchio in dolcezza, un gelato al tè matcha, un tè verde dalle note proprietà antiossidanti. Si oserà un po’ attraverso l’accostamento con sapori particolari quali il rafano e la carota. Ma per rassicurare gli spiriti più tradizionalisti interverrà la minipasticceria, presentata su delle tavolozze di legno, in grado di addolcire anche gli animi più contrariati, posto che sul finir di una cena del genere ve ne possano esistere.
Tutto è impeccabile dalla A alla Z. Tra un sorso di vino ed una chiacchera dopo l’altra l’atmosfera si fa rilassata. Sgarro e scatto una foto al cibo. Ripongo lo smartphone in borsetta. Dimentico di aver peccato. Ed estasiata osservo il panorama.

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