• I vini naturali… lieviti indigeni in azione

I ragazzi de Il Vinco: tre amici, un territorio, un vitigno ma sopratutto … tanta passione!

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Nella vita, e anche a Fornovo, si incontrano alle volte vini, persone … storie interessanti. Quest’anno ho avuto modo di conoscere i ragazzi de Il Vinco, Daniele Manoni, Nicola Brenciaglia e Marco Fucini,  che hanno deciso di “ritornare insieme alla terra”, diventando i protagonisti di un’avventura: così piace a loro chiamarla. Così piace a me descriverla, in quanto è sempre un’avventura che permette che possa accadere l’inaspettato. Che tradotto in “quando e come” si concretizza in un anno, il 2014, quando venne alla luce l’idea di mantenere viva la tradizione del loro piccolo paesino, il comune di Marta sul lago di Bolsena; idea che si materializzò nell’intenzione di riqualificare il territorio, vocato per la coltivazione del Canaiolo Nero. Tre amici appassionati di vini naturali con lavori diversi (ma comunque ancorati al mondo della terra), un territorio ed un vitigno.  Nasce così “Il Vinco”, dal nome del ramo della pianta di salice con cui in passato si legavano le viti nella vigna. “Per noi ha un valore di legame con la nostra terra e tra noi stessi”.

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Nicola, mi racconti qualcosa in più su questo vitigno? – “Certamente! Il Canaiolo è una varietà storicamente coltivata a Marta. Localmente viene chiamato Cannaiola. Con due “n”, mannaggia a me che con le doppie faccio sempre fatica. Per fortuna in italiano si dice Canaiolo. Anche se, detta tra me e voi, anche con una “n” sola non lo conoscevo … o meglio, conoscevo il vitigno toscano, non quello laziale, in quanto l’area di diffusione più vasta per il Canaiolo Nero è la Toscana ma lo si può trovare anche in altre regioni come Liguria, Umbria, Marche e appunto … Lazio! Infatti il Canaiolo Nero  viene per lo più usato come vitigno complementare nel disciplinare del Chianti Classico, del Nobile di Montepulciano, del Rosso di Montepulciano, del Carmignano, del Forgiano Rosso, del Colli dell’Etruria Centrale, del Montecarlo e del San Gimignano … D’altronde è un vitigno di origine antica, che De Crescenzi già nel lontano 1303 definiva una “bellissima uva e da serbare” … ossia “da conservare”, come stanno facendo i ragazzi de Il Vinco nel loro paesino.

“Nel comune di Marta ne rimangono pochissimi ettari, vinificati solo per uso famigliare e da alcune piccolissime aziende che lo lavorano nella versione dolce e comunque a livello locale” …

“Noi però lo vinifichiamo in versione secca, come si faceva una volta!” … Daniele, Nicola e Marco hanno affittato un terreno di 1,7 ettari che coltivano in maniera naturale e seguendo una filosofia eco-sostenibile del lavoro in campagna. Due vigne, di cui una ancora a piede franco (una rarità!), coltivate senza alcun prodotto di sintesi. Si effettuano sovesci multivarietali e si contengono in modo meccanico le erbe spontanee. I trattamenti saranno a base di zolfo e rame di miniera, giusto? “Si ma noi abbiamo iniziato a sperimentare anche un minerale estratto dalle nostre rocce vulcaniche, la zeolite che, essendo un adescante del rame e dello zolfo, ci aiuta a mantenere bassi i livelli di questi ultimi”.  Già, ci troviamo in territorio vulcanico. Forse l’unico canaiolo in purezza da terreni vulcanici in Italia! Complimenti!

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Pochissimi solfiti, nessuna manipolazione in cantina (“al momento ci appoggiamo a quella di un amico ma dal 2017 dovremmo avere la nostra, inizieremo i lavori proprio questo dicembre!”). Fermentazione in cemento, affinamento in acciaio. Trallallero, trallallà. Si, perché ne deriva un vino beverino, ovvero che va giù facilmente, fresco e sapido, pieno zeppo di territorio …. Fermi, non che sappia di terra, ma ha una forte identità, ecco volevo dire proprio questo! Piacevole. Ci si attaccherebbe a canna insomma … Un po’ come in etichetta! “L’etichetta raffigura i primi esperimenti che effettuavamo come garagisti quando ancora il vino non usciva in commercio. Il più delle volte nell’operazione dell’imbottigliamento si rimaneva letteralmente attaccati al tubo 😊. Con questo vogliamo anche sottolineare la freschezza e la bevibilità del nostro vino” Sì, sì, sono proprio d’accordo! E quindi di quante bottiglie sarà possibile fare incetta? “Dell’annata 2016 (imbottigliamento a marzo 2017) produrremo circa 4.000 bottiglie di Canajo’ e 1.200 di rosato, tra due anni uscirà anche il piede franco”.

Mmm, io non vedo l’ora … E voi!?

I ragazzi de Il Vinco



 

 





 

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