• I vini naturali… lieviti indigeni in azione

La tenuta San Francesco a Tramonti: il vino che ha fatto innamorare Justin Timberlake; le vigne alle quali ha lasciato il cuore il pittore Peter Ruta!

Sento il rumore dell’auto in lontananza. Ecco, sono arrivati ad aprire la porta di casa, oops, di cantina. Già perché il 2 gennaio 2017, sul far della sera, le porte di Tenuta San Francesco Tramonti sono chiuse e, a prima vista, mi sarà solo possibile sbirciar qualcosa dalla finestra (chissà a che serve una cucina di tutto punto allestita, mi chiedo…).

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Così come camminare (e anche un po’ scivolare) in mezzo ai ripidi vigneti secolari (tra i 300 e i 500 metri sul livello del mare), sulle pendici dei Monti Lattari, immortalando attraverso qualche foto i grossi tronchi, le viti alleavate a piedefranco, vivendo un po’ quel senso di unicità che forse in egual modo attraversò Peter Ruta, il pittore novantenne ritornato nel 2006 in Costiera Amalfitana per dipingere Positano, anche lui rimasto incantato dal vigore delle viti centenarie di Tramonti, forme in natura da dipingere in tutto il loro essere … scultoree. Origliando il mare che a stento si scorge ma forse, sia pur in lontananza, si sente. Arriva d’improvviso l’auto a rompere l’attesa e dal mio sogno sono costretta (quasi puntualmente) a svegliarmi …

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Piacere io sono il figlio, Giordano, mi occupo di enologia, infatti scusami stavo in vigna… “Piacere, io sono Isabella, dispiace a me piuttosto che sei stato colto alla sprovvista, sarà una cosa veloce”. Riavvolgiamo così il nastro velocemente ritornando al … 2004, l’anno in cui l’azienda venne fondata, frutto della passione di tre storiche famiglie della costiera amalfitana: Bove, D’Avino Giordano.  Frutto di una serata al cui seguito si decise di partire con quest’avventura quando all’epoca ancora non esistevano grandi risorse (forse quella sera avevano un po’ troppo bevuto!, sorride). Il proseguo del sogno finito male di 40 soci che sul finire degli anni ’90 desideravano diffondere l’immagine di Tramonti nel mondo ma che forse, dell’unione non ne fecero una forza, lasciando quel progetto nelle mani di chi davvero ci credeva al punto da tramutarlo in … realtà (con lo zampino magari anche di Francesco, il Santo protettore della valle, dal quale deriva il nome dell’azienda?).

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Una realtà fatta oggi di 8 ettari e mezzo di viticoltura estrema dove, in virtù di questo estremismo, solo il lavoro manuale è possibile, niente meccanica. Un’ostica pendenza, d’altro canto mitigata dalle condizioni favorevoli del microclima (ventilato e con forti escursioni termiche) e dalla fertilità del terreno ricco di cenere, sabbia, argilla e pomice (quest’ultima è come una spugna, assorbe e rilascia acqua, conferendo grande mineralità ai vini). Quel terreno dove si coltivano su 4 ettari le varietà autoctone tintore, aglianicopiedirosso che danno vita al Tramonti Rosso Riserva “4 Spine” (un blend dei 3 cultivar). “Una spina nel fianco di uno dei nemici dei 4 soci; sarà anche che i quattro in questione han ciascuno a testa un bel caratterino … “. Insomma, un vizio di famiglia mi par d’intendere, visto che anche l’affabile Giordano pare aver dato da torcere un po’ di filo al suo professore della facoltà d’Avellino (un rinomato enologo), dopo aver rifiutato il primo tirocinio di una manciata di mesi sull’aglianico (“una farsa”) ed il secondo di un anno sul tintore (“una mezza di farsa?”), arrendendosi alla fine per svoltare dalla teoria alla pratica ed entrando nell’azienda di famiglia. Contribuendo, sottoscrivo, alla felicità di noi assaggiatori attraverso dei vini che esprimono, senza dubbio alcuno, l’unicità del terroir. Vini come l’E’Iss (“E’ Lui” in napoletano), uva tintore in purezza, dai profumi intensi e speziati ma una nota selvatica da non sottovalutare.

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Sugli altri 4 ettari, si coltivano invece falanghina, biancolella e pepella (così chiamata quest’ultima per gli acini piccini come dei chicchi di pepe) e ginestra per la produzione del Tramonti Bianco e del cru Per Eva.  Se il rosso “E’ Lui”, il bianco non può che essere “Per Lei”, da far innamorare tutte le donne per il suo nome ruffiano. E Justin Timberlake per il suo mix di note erbacee e floreali. Correva il 2008 quando il divo della musica fece infatti visita alla cantina, dichiarando il suo amore per quel vino. Non c’era ancora il pavimento all’epoca, la ristrutturazione della masseria del ‘700 stava ancora in pieno corso. Vuoi vedere tu che Justin gradisce un pezzo di formaggio e dei salumi campani? Fu in quel momento che uno dei 4 soci maturò l’idea di creare una zona d’accoglienza per la degustazione dei vini dell’azienda e delle tipicità locali. “Ma solo per le pop-star allora?”. Visto l’invito a più riprese di Giordano a sostare per degli assaggi, nonostante il tempo a me tiranno, vi assicuro assolutamente che da San Francesco non c’è distinzione di provenienza, religione, successo e, visto le etichette dei vini, tantomeno sesso.

Chissà però se Justin, prima di riavvolgere il suo nastro trovò qualche istante per farsi un sorso del Metodo Classico Alta Costa. Così, giusto per schiarirsi la gola e riuscire a pronunciare biancazita e biancatenera, le due uve partecipi di questo spumante campano…

A me invece il tempo di mano è purtroppo sfuggito ma, a nastro riavvolto, una bottiglia di bolle (e non solo) l’ho messa in valigia. Con il ricordo di un paesaggio e di chi, a me che di fama non sono, in un giorno di festa e sul far della sera la porta di cantina, oops, volevo dire di casa, con grande calore ha aperto e … lasciato aperta anche per la prossima occasione.

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