• I vini naturali… lieviti indigeni in azione

Se la logica vi porta da A a B, l’immaginazione vi porterà a vedere un … acino che vola! Assaggiate i vini calabresi di Acinovini per credermi …

E’ trascorsa già una settimana dalla fiera Vini e Birre Ribelli, tenutasi a Bruxelles dal 26 al 27 Novembre presso il Garage Citroën Yser, dedicata ai produttori naturali.  161 vignaioli: che tu legga questo numero da destra o da sinistra poco importa, l’importo rimane sempre uguale. Che tu possa assaggiare i loro vini in ordine alfabetico, a seconda dell’istinto o, semplicemente in base alla fila dinanzi il banco d’assaggio, poca importa; ne rimarranno sempre alcuni (se li ricordassi tutti non sarei umana!) per i quali avrete annotato degli appunti e riservato dei ricordi. Dopo aver trascorso almeno mezz’ora a tediare Antonello con le mie domande e, nemmeno a farlo apposta, aver accidentalmente aperto il mio quaderno degli appunti allo stand numero 67, ho deciso di iniziare a raccontare la storia di Acinovini, una piccola azienda calabrese che si trova sulla Piana di Sibari, tra lo Jonio e il Tirreno, tra il Pollino e la Sila “a 15 minuti dal mare”, afferma Antonello con orgoglio. Pochi ettari di una terra rossa e intrisa di argilla,  ricca di minerali e con un microclima mediterraneo, storicamente ideale per le vigne. Ma al contempo ed alle volte ostica, aspra e difficile, col suo 40% di pendenza: possiamo dunque parlare di viticoltura eroica? Ecco, qui è il caso di dirlo ci vuole tanta passione, altrettanta dedizione, esattamente gli elementi che hanno spinto tre amici ad oggi soci, Antonello Canonico (laureato al DAMS, indirizzo cinematografia), Dino Briglio (storico) ed Emilio Di Cianni (imprenditore) ad iniziare nel 2007 l’avventura enologica di Acinovini nell’amata terra calabrese: carica ma ricca di essenza, riportata in vita con l’intento di preservarne a pieno le radici. Da qui la scelta di produrre vino in modo naturale, al 100%, per evitare qualsiasi tipo di alterazione ad un territorio che loro appartiene.

“Quali vini ti faccio assaggiare”? Che domande, TUTTI! Ed è così iniziato il tutto, in maniera orizzontale (come le mie foto che non riesco a modificare!) senza intoppi ma con grande leggerezza. Con il Chora 2014, un blend di mantonico, guarnaccia bianca, greco bianco e pecorello, proveniente da un ettaro di vigneto. Un colore molto pieno. In bocca abbastanza dolce ma giustamente sapido quindi, per me, equilibrato. Tipicamente calabrese, come il mantonico, la guarnaccia è “l’uva nota per dare origine, insieme al moscatello, al Moscato di Saracena”. Un’uva che generalmente non si vinifica in purezza.

E chi l’avrebbe detto?  Vinificato solo soletto da Acinovini infatti. Un unico vitigno, un’unica lettera in etichetta. L’ho trovato più neutro che floreale. Più impatto alla vista che al gusto. Una personalità timida, discreta ma comunque degna di rispetto.

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E poi? Il “Forse sono fiori” con il suo retrogusto un po’ sulfureo . Un’altro autoctono che si esprime in purezza, 100% guardavalle, dalla freschezza disarmante.  Scusa, ma l’etichetta? “L’ha disegnata un’amica artista”. Già, si vede che Antonello ha una forte vena in tal senso, si emoziona per il bello. “Ieri sera ho fatto una cena a Roma con un fotografo davvero interessante, Francesco Zizola, mi sembrava di essere a NY”. Una persona eclettica, come i vini di Acinovini.

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E poi? Aspetta che leggo gli appunti … Il MantonicoZ, da un ettaro di vigneto. 100% mantonico pinto, un vitigno sensibile che, affinato parzialmente in barrique, esprime al massimo le sue doti.  Io l’ho trovato semplicemente gentile, forse una forma di rispetto nei confronti di un prodotto della natura che, poiché vendemmiato a 600 metri, necessita di una buona dose di … oz (forza e coraggio, in ebraico).

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Arrivano poi nella mia bocca il Chora 2015, magliocco e guarnaccia nera, da 2 ettari e mezzo di vigneto. Ed infine il Toccomagliocco, che mi è piaciuto anche solo per il suono del nome. Ti tocco ma non ti tocco, ho pensato. Dopotutto sei solo un magliocco, 100%. Però ti assaggio e mi piaci. Si, potresti essere un buon vino da tavola. Non quella con la tovaglietta del lunedì sera. Quella con la tovaglia a quadretti bianchi e rossi, accanto ad un amico.  Fra mineralita’ e frutta rossa, fiori profumati, una chiacchera e l’altra, qualche sfumatura speziata ed una risata. Spontanea.

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“Non pensare all’aSino che vola” …. Recitano Antonello, Dino ed Emilio. “Dalle nostre parti, asino che vola significa … che sei un credulone. Aver avuto immaginazione per concepire e realizzare da zero la nostra idea”. Tranquillo Antonello, ho capito.  Lo diceva anche Einstein che la logica porta da A a B. L’immaginazione porterà invece dappertutto. Ah si? Si, pensa che io ho persino visto un aCino che … vola!

 

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