La Colombe di Scot Kirton: secondo ristorante in Sud Africa, che stupisce con una sorpresa dietro l’altra

La Colombe Costantia_awardsScot KirtonDue volte tra i primi 50 ristoranti al mondo. Tra i primi 100 nel 2016 (76-esimo).   Eat Out S. Pellegrino Chef of the Year (Scot Kirton) – 2015. Secondo classificato in Sud Africa dopo The Test Kitchen (al 3° posto The Tasting Room). Vi può bastare? Ottimo rapporto qualità-prezzo, aggiungo io. Il massimo che potrete spendere per un menù degustazione con abbinamento vini è sui 120 euro (offrono anche un menù vegetariano). Il massimo sottolineo, quindi è fattibile stare sotto il centone. Non male direi. Suggerisco di prenotare con largo anticipo. Altolà che se trovate pieno potrete tentare con il nuovo ristorante-bakery (Foxcroft) che Scot sta aprendo in società con il talentuoso pastry chef, Glen Williams, presso l’High Constantia centre a Cape Town.

Siamo a La Colombe, lungo la wine route di Costantia (Cape Town), sulle pendici boscose del passo Costantia Nek ed all’interno del Parco Nazionale della Table Mountain dove si trova l’azienda vinicola biologica Silvermist. Deducete senza aiuto od immagini del panorama che la location è spettacolare e la vista perdifiato. Sia di giorno, che la sera quando il cielo è stellato.

La Colombe dining roomIl ristorante si presenta con degli spazi molto ampi ed una cucina in parte a vista; l’ambiente molto caotico: un brulichio di voci e rumori di sottofondo renderà la vostra esperienza un po’ più rumorosa del solito. Quando per solito mi riferisco all’atmosfera media di uno stellato Michelin italiano. Di fatto il servizio è in genere un elemento più sottovalutato in Sud Africa. Un approccio più easy going se raffrontato al formalismo che si incontra in Italia o in Francia.  Da contrappeso una cura estrema nella decorazione del piatto preparato con una discreta dose di creatività.  Dove il discreta va interpretato per eccesso e non per difetto.

La Colombe 3

Teriyaki

“Passione, sapore, perfezione, semplicità”, così si definisce Scott Kirton, chef e proprietario del La Colombe, appassionato golfista quando non è ai fornelli. Alle spalle un’esperienza internazionale presso il ristorante londinese Savoy Grill di Gordon Ramsay. Un’esperienza come sous chef di Luke Dale Roberts (oggi 1° con il suo The Test Kitchen).Oggi Scott si sbizzarrisce inventando piatti dalle evidenti ma non invadenti influenze asiatiche. No alle complicazioni molecolari. Si al fattore “WOW” nel piatto!

La Colombe oyster_2

West Coast Oyster

Dall’ ostrica della West Coast con caviale, kalamansi (un tipo di agrume), mele e salsa di soia.

La Colombe pot

Lingua di agnello e animelle

La Colombe tuna

Tuna can

Il tonno in scatoletta (che ricorda un po’ le lattine ideate da Moreno Cedroni): ingredienti “yellowfin tuna, Ponzu Citrus, Ginger, Shitake” – originale ma soprattutto delizioso.

Fiori eduli a decorazione dei piatti creano un mix unico tra colori e sapori. Ogni piatto è una piccola opera d’arte. Il salmone norvegese, con granchio reale, succo d’arancia, melone e ossalide è emblematico in tal senso.

La Colombe 2

Salmone norvegiese

 

Le influenze asiatiche si fanno notare nei paninetti farciti con maiale al vapore allo stile orientale. Divertenti snack.

Complessità di accostamenti nella capasanta scottata nel miso, coscia di quaglia, radice di pastinaca, cavolo cinese e salsa teriyaki.

Si osa un po’ con la lingua d’agnello e le animelle servite con aglio affumicato e carciofo Jerusalem coltivato nella tenuta (è km zero).

IMG_1474

Capasanta, quaglia, radice di pastinaca, cavolo cinese e teriyaki

Si ritorna a gusti meno innovativi ma accostati con un certo azzardo, quali il manzo Chalmar accoppiato ad aragosta, coda di bue, piselli e salsa senapata. Che ne dite? Ho scordato di scattare una foto ma ricordo ancora l’intensità del gusto e l’incredibile capacità di rendere bilanciati tutti gli elementi del piatto, tra di loro così eterogenei.

La Colombe

Asian steamed pork bun

 

La Colombe dessert

Le stagionature di formaggio boero

La Colombe patisserie

Patisserie

E  per concludere in “dolcezza”, le tre stagionature di formaggio boero, presentate sapientemente con cipolla, rabarbaro, noci e cumino. Sottolineo il sapientemente in quanto mi risulta difficile ritrovare altrove una simile presentazione di formaggi. Definirla creativa è forse limitante.

Qualora si voglia optare per un dessert che sia dolce in senso lato, un cremino di cacao Jivara, carciofi Jerusalem, uva e nocciola, farà al caso vostro, così come la mini pasticceria, della quale ho azzardato un bis.

 

Più che esperienza, quella a La Colombe è stata per me un’avventura culinaria a tutto tondo e a tutti gli effetti. Dal primo all’ultimo morso. Dal sorso iniziale (un David Nieuwoudt’Ferment Sauvignon Blanc 2015) a quello di chiusura (Joostenberg ‘Noble Late Harvest 2007). Ogni vino abbinato senza invadenza ma con discreto equilibrio a ciascuna portata (attenzione che i quantitativi dei calici sono quasi il doppio rispetto all’Italia!), anche se la Sommelierie ha peccato a mio avviso di un pizzico di precisione (è un approccio più informale rispetto ai nostri costumi stellati). Un’esperienza per allenare i nostri sensi, uscendo sazi, appagati ma soprattutto … allenati e pronti come non lo si è mai stati per nuove esperienze sensoriali!

Lascia un commento