• I vini naturali… lieviti indigeni in azione

La Cave des Nomades: PROVATE i vini del garagista José Carvalho!

In genere ho una lista di articoli che voglio scrivere, pensieri raccolti che da intangibili sotto sembianze di memoria prendono forma tangibile attraverso la penna (oops, la tastiera); altri che rimangono nascosti e che fatico a condividere talmente intimi ed in penna difficilmente tramutabili; altri ancora che di getto nascono, da un’emozione “incontenibile” (la straccio) ed un desiderio quasi indescrivibile di urlare: “PROVATELO!” Si ed è in quest’ultimi casi che mi capita di scrivere d’impulso per non lasciare evaporare quel senso dell’appunto… “provatelo” perché, aggiungo, ne vale assolutamente la pena. Ma di cosa sto parlando? Di un vino che difficilmente potrete trovare … facilmente. Non ho wine-bar, in parole schiette e sincere “enoteche”, ristoranti dell’ultimo grido, ristoranti casual chic o meno chic che casual, cantine o posti qualunque ma comunque precisi … da consigliare, dove questa bottiglia reperire. Ma ho un posto con il cuore da suggerire, Les 9 Caves, a Banyuls sur Mer, dove andare a comprare direttamente in persona questo vino, bussare alla porta di casa, oops di garage, per conoscere José Carvalho, vigneron portoghese che assieme alla sua donna, la musicista Paulina Srzednicka (originaria della Polonia), ha dato vita ad un piccolo, domaine di 3 ettari (che inizialmente erano 2), La Cave des Nomadesdove la viticoltura è biodinamica e l’approccio è semplicemente naturale. No solforosa, lieviti indigeni. Filtrazioni, chiarifiche? No grazie. Sono il cosmo e le preparazioni biodimaniche a curare la vigna, non di certo i pesticidi. Non ci sono manipolazioni. Meccanica? No, grazie. Manualità? Tanta.

La cosa sensazionale se porterete a casa un vino della Caves des Nomades, nel momento in cui deciderete di aprire la bottiglia, è che vi ricorderete che si tratta del frutto di un amore che ha fatto il giro dell’Europa per poi mettere radici a Roussilon, solo e soltanto in virtù di una vocazione innata che ha creato una legge d’attrazione vigneron-terroir difficilmente incontrastabile. 

Quella stessa attrazione che proverete assaggiando quel vino che a fatica avete ottenuto, senza esservi in alcun modo salassati (in gergo tecnico un vino dall’ottimo rapporto prezzo-qualità), riscontrando nello stesso un senso di bilanciamento completo tra freschezza, mineralità ed un senso di “originale” se non altro per la storia, la sua veste rara ed un’etichetta in sughero da leggere ed ancor più …  toccare!

Un blend di uve autoctone locali (se la mente non mi inganna Grenache e Carignan) per un vino piacevole, una via di mezzo tra un rosso di media struttura, fine ed elegante, ed un vino “take it easy”, per la sua nota di “beva facile” a sottofondo, con un tocco un po’ selvatico a ricordare il terroir e a compensare delle note di frutta rossa non di certo spinte.

Le rendement c’est pas un objectif mais une fin: questo è il loro motto. Il rendimento è per un obiettivo, non di certo un fine. Un obiettivo è un sogno con un punto d’arrivo, la mia interpretazione. Visitate, assaggiate … insomma, provate per credere!

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