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KAOS 2012 di Davide Bentivegna: il vino da bere dopo una giornata andata storta…

Una giornata di Caos, con la “C” maiuscola. Ore 8.15: cappuccino riuscito male. Vado al bar e chiedo un cappuccino preparato con il latte di soia. Ieri è uscito un articolo del Corriere sull’allarme delle carni lavorate che mi ha fatto ripensare al libro “The China Study”  di Campbell sull’associazione proteine animali-cancro (un libro che ho letto quando il cancro ha bussato anche alla porta di casa mia, maledetto). Quindi coerente, almeno per un giorno, ho evitato il latte (anche se poi ho mangiato la pastina al burro, chis-se-ne-frega). Ma la schiuma del cappuccino una schifezza.kaos

A pranzo ho esagerato: riso in bianco condito con l’olio mio. Quello DOP che porto sempre in borsetta. Deformazione cerebrale, scusate. Se anche voi foste costretti a cibarvi presso una mensa aziendale correreste ai ripari. Peccato che il riso non fosse cotto con il sistema di percolazione ottimale. E, oltre a ciò, cosa ancor più gravemente importante, fosse completamente crudo.

Per concludere questa giornata di Caos, con la “C”, o forse, senza peli sulla lingua, questa giornata del c”xxx”, per motivi ben lungi dal cappuccino sfortunato e dal riso un po’ malato, ho deciso di porre la parola fine degustando un vino dagli attributi importanti che, guarda caso, si chiama proprio KAOS (con la K però). Coincidenza? Ebbene no, scelta consapevole tra le n-potenziali vittime.  Dovete sapere che la mia casa è una cantina con la C maiuscola (ancora lei, la C, tra i piedi) o, sotto altri punti di vista, una cantina a tutti gli effetti (non desiderati).  Esposizione, temperatura, % di umidità decisamente non ottimali dove sono stoccate decine e decine di bottiglie di ogni chi e da ogni dove. Viaggi, visite, agganci ed intrallazzi. Ed è così che non vi sia angolo non intaccato. Almeno mi consolo che il vino non ha proteine animali. Bevuto con moderazione aiuta pure a rimaner giovani.

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Quindi, ritornando a dove siamo partiti (o meglio, a metà strada), ecco che compare KAOS (annata 2012), un vino di Davide Bentivegna. Un vino etico, biologico non certificato, vulcanico a tutti gli effetti.  Un vino che nasce sul versante nord est dell’Etna, da circa 5 ettari vitati nel rispetto dell’ambiente.  Un vino che fonde due vitigni autoctoni, nerello mascalese e nerello cappuccio. Elegante il primo, intenso il secondo. Da qui degenera nel “caos”, con la C. Il colore è un rubino tendente al granato, decisamente intenso. Il profumo è un boom emozionale. A me non piace dire che ho sentito questo ed ho sentito quello. Come direbbe Sangiorgi, il vino è qualcosa di troppo soggettivo ed intimo. Sicuramente un profumo inebriante e da scoprire. Lasciandolo respirare un po’ rivelerà note altalenanti spostandosi dalla frutta matur-issima a note più evolute che il vostro naso saprà riconoscere. Dato oggettivo è invece che il vino è frutto di una FullSizeRender (2)fermentazione naturale per lunga macerazione sulle bucce a temperatura, ancora una volta, naturale, ed è reduce da un affinamento in tonneaux di quinto passaggio per un periodo di almeno 10 mesi. Informazioni copiate dalla contro-etichetta che potranno essere di vostro gradimento. Quanto al tenore alcolico? Siamo sui 14%, per cui vedete di non esagerare. In merito agli abbinamenti, reduce da una giornata di subito terrorismo psicologico e mediatico, non me la sono sentita di piazzarci accanto una bella costata al sangue. Pertanto non potendo da buona sommelier cannare in pieno l’associazione, ho deciso di degustarne un calice prima di cena, essendo un vino che meriterebbe a tutti gli effetti l’aggettivo “da meditazione”.

Un vino succoso e naturale che vi consiglio, soprattutto dopo una giornata andata un po’ storta, come lo è stata la mia di oggi. Un’etichetta semplicissima, esemplificativa del territorio che trasmette con eleganza il senso stesso di questo vino.

2 commenti

  1. Che interessante questo post! Complimenti un abbraccio

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