Io, il mio migliore amico e l’osteria al Cason a Venezia

Una lunga storia per raccontare di una serata. Presso un ristorante. A Venezia. Buona lettura.

A volte ci si siede ad una scrivania con davanti un laptop. A volte ci si accascia sul divano e si inizia a scrivere attraverso il touch screen dello smart phone. Siamo nel 2016. E non parliamo più come mangiamo. Ma in un modo (o nell’altro) ci esprimiamo. Non esiste reiterazione nella ripetizione, quando di punti di vista trattasi, se differenti. Ed è per quello che mi permetto (attraverso un touch screen) di Venezia ancora una volta raccontare. Non esco dalla stazione questa volta. Ma da un garage. Dove mi è rimasto impresso il sorriso. Quello del parcheggiatore; malizioso. Non trovo una Venezia umida questa volta. Mi accoglie una pioggia fitta ed intensa. menwalkinginveniceForse quasi torrenziale. Cerco di ripararmi con l’ombrellino oramai sfacciatamente sfasciato ma dopo tre anni vissuti in Irlanda mi sento felice di snobbare l’acqua sul mio viso, tra i capelli e sulla striscia di pelle che dei jeans strappati non se la sentono di coprire. Chiamala moda o chiamala idiozia. Come preferisci. Come optiamo. Tornando alla pioggia: è un po’ invadente ma ci sta alla perfezione. Quindi contro di Lei non mi ostino. Non molta gente per le strade, qualche coriandolo per terra (è martedì grasso) e luci ovunque. Una carica dentro che mi permette di oltrepassare il Calatrava inerte (merito dello yoga, indubbio) per abbracciare finalmente il mio migliore amico. Lui vive a Londra.
Io non vivo a Londra e nemmeno a Venezia. E nemmeno lui vive a Venezia. Pero’ in qualche modo viviamo. E quando possibile ci ri-incontriamo, ci ri-abbracciamo e (senza trattino) ridiamo. Mangiamo e beviamo. Ecco, siamo arrivati al dunque (forse). Se camminate fianco a fianco sotto un unico micro ombrell(ino), imbattendovi nelle calli  veneziane (prima a destra e poi a sinistra ma forse dovevamo andare a destra…?) può essere che vi troviate tutto d’un tratto davanti all’Osteria al Cason, piccola, moderna, essenziale e tipica, al contempo. Puro caso? Fingiamo sia cosi. Se entrate dentro scoprirete che il titolare è un ragazzo della vostra età, qualora coincida con la nostra,  che ha vissuto a Londra ed ama i vini naturali, cosi come la sua carta dei vini attesta. osteriaalcasonveneziaChe capirà al volo che ne capite di liquido odoroso (da sommelier anticonformista che di capacità non se ne intende) quando sceglierete la vitovska di Zidarich, un bellissimo 2014 che in tutta la sua chiusura ha rilevato la sua apertura. E’ un vino di un giallo carico tendente all’opaco. Un vino che fa un po’ il broncio ma siete voi a doverlo saper raggirare. Chapeau, se ci riuscirete. Perché una volta conquistato vi regalerà delle fortissime emozioni.  Nel vino funziona come in amore.

Amico mio, ti è piaciuto? O pensi che se ti faccio bere un vino così sto rasentando la follia? Siamo arrivati al dunque (quello che citavo prima, appunto). Il dunque di una serata fatta di un vino folle, due folli amici (si, di quelli che smentiscono una volta per tutte l’inesistenza dell’amicizia tra uomo e donna – entrambi etero). Di una penna ed un ritratto dell’attimo vissuto (chiamala caricatura).
Di Platone ed Aristotele: il resto dei filosofi hanno solo scritto postille. Banale filosofia. La vita è più complessa. Di un ottimo cibo, tra capesante, ostriche, cozze e calamari. vitosvka 2014 zidarichPer la verità cozze e calamari non c’erano ma…suonano così bene, nonostante l’assenza di rima. Vero? Però il baccalà mantecato dell’Osteria al Cason è divino e, permettetemi la leziosità,  arrogantemente leggero. Da affondarvici ogni dispiacere. E gli scampi alla griglia fanno venir meno ogni senso di colpa (quello di non aver senso di colpa alcuno: Aristotele mi darebbe ragione?). Una serata incorniciata da tante maschere e qualche frittella intinta nella crema. Condita dalle chiacchiere di un oste di una freschezza disarmante, che vi tenterà sin dall’inizio con il suo prosecco sur lie, proposto quanto imposto. Una serata incisa da un tic e tac di emozioni positive che scandisce il tempo così come lo ribadisce il rumore della pioggia incessante. I canali sono ricolmi d’acqua.Veneziabynight.jpg Ci lasciamo alle spalle le luci dell’Osteria; non un’osteria qualunque. Un’osteria da ritornare per riprovare. Un’osteria con un oste che fa l’oste. Ci dirigiamo verso il luogo da dove siamo venuti. Sinistra, destra, sinistra, ancora destra. Ma non era sinistra? Sono le viuzze veneziane. Un arrivederci: ci vediamo a Londra. Ritorno al parcheggio. Saluto il parcheggiatore. Gli sorrido. Sazia, felice, silenziosa e consapevole … Che in fin dei conti Platone aveva proprio ragione nell’affermare che “l’importante non è vivere, ma vivere bene”. Secondo voi, anche Aristotele sarebbe stato d’accordo?

2 commenti

  1. Francesco Mondelli

    Di origini Cilentane sono più preparato su Parmenide”l’essere è il non essere non è”.
    PS.Se il vino invece fosse stato di Kante la serata sarebbe comunque stata interessante?FM.

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