• I ristoranti stellati Michelin

Il Laite: una stella nel cuore delle Dolomiti

I protagonisti qui sono due, anzi tre: Roberto Brovedani, Fabrizia Meroi (cuoca autodidatta) ed il cibo. Una gestione familiare in questo ristorante stellato (una stella Michelin ormai consolidata e tre forchette del Gambero Rosso) che non si può scordare. Si viene sin da subito travolti da un’atmosfera di calore. Fuori fa freddo (a pochi km dall’Austria circondati dalle cime delle montagne); dentro è calore. L’ambiente, dallo tipico stile di montagna (molto legno e molto rosso; pochi intimi coperti), coccola ed addolcisce anche il più cinico degli avventori. Fabrizia in cucina e Roberto in sala fanno il loro lavoro con semplicità ma senza spazio per gli errori. Ci troviamo a Sappada, nel cuore delle Dolomiti. Siamo al Laite. E che il tutto nasce da una storia d’amore è evidente: trasuda passione in ogni angolo.

Roberto Brovedani e Fabrizia Meroi

“Amore tra i fornelli: è il 1987 quando Fabrizia, partita da Cividale per andare a “fare la stagione” a Sappada, incontra Roberto, 25 anni, sappadino per parte di madre.
Poi, una vacanza romantica a Santorini e, due anni dopo,
il loro sogno d’amore è una realtà: “due cuori e un ristorante”.
Il loro primo locale, il Keisn, apre a giugno del 1990″.

Ed è proprio così. Un menù degustazione è quanto vi consiglio per lasciarvi andare completamente alla serata; un’esperienza a tutto tondo. Altrimenti provate quanto più potete. Ne vale certamente la pena. Anche a costo di star male. Sip.
Questa volta non descriverò ogni singolo piatto, perché alle volte la percezione del gusto si trasforma in una sensazione così unica che ciascuno di noi può e soprattutto deve vivere in modo personale. Il troppo a volte storpia. Meglio alle volte selezionare le sensazioni che si vogliono raccontare.
Così come ad esempio quelle trasmesse dal cervo fondente, corteccia di semi di lino con punte d’abete e bacche “autoctone”. E’ un selvatico molto delicato.
Per non parlare del tributo alla zucchina: un’esaltazione del vegetale in tutte le sue forme.

Le tartare di selvaggina sono semplicemente splendide. Nella presentazione; nella testura e nel sapore. Un perfetto equilibrio. Servito da delle graziose cameriere in tenuta altoatesina.

Il Laite

Il tortello spadino tipico al camoscio vi coccolerà, mentre il tortello ripieno al tuorlo d’uovo crudo vi stupirà. Un esperimento quest’ultimo dove la chef e l’artista che c’è in lei  si fondono in un tutt’uno.

Il Laite
La carta dei vini è tremendamente invitante, c’è l’imbarazzo della scelta che confonde le idee. E di questo Roberto ne è consapevole. Non resisterete pertanto alla sua proposta di abbinare ad ogni portata un calice differente. Non ve ne pentirete senz’altro, anche se incapperete nel rischio di “bere come delle spugne” così come affermato dai nostri vicini di tavolo, una coppia matura meno avvezza alla tentazione, evidentemente.
Grazie a Roberto sono venuta a conoscenza di produttori mai provati prima. E me ne sono rimasti impressi sostanzialmente due. Alphonse Mellot ed il suo chardonnay dal gusto unico. Non ci sarei arrivata se non grazie a Roberto ma … sapeva di whiskey. Un profumo ricchissimo che ricordava un distillato. Non di quelli torbati, di quelli delle isole (reminiscenze di viaggi scozzesi): un gusto inequivocabile, una volta catturato. Me lo ricordo ancora come se fosse in bocca.
Il secondo vino  proposto è stato di un’azienda geograficamente limitrofa …  quindi ci scapperà magari una visita in cantina? Ci troviamo a Trissino, nel vicentino. Una realtà biodinamica che con il suo Verdugo del 2011, un merlot in purezza, è capace di trasmettere sensazioni alla pari dei grandi rossi francesi. Masiero è il nome dell’azienda, prendete nota.
Pur non essendo una grande appassionata di vitigni internazionali, questo chardonnay e questo merlot sono la classica conferma che nella vita bisogna sempre provare tutto. Aprire la mente e lasciarsi andare, sempre ed ogni giorno di più.

La serata si è conclusa  tanto in bellezza quanto in dolcezza. Impossibile resistere ai loro dessert. Anzi, nel dubbio provateli tutti. Vi propongono un piatto con diversi bocconcini, degli assaggi eclettici, che faranno bene sia al corpo che all’anima.

Il Laite
In dolcezza dunque…Ma anche in bellezza perché alla fine, rimaste  ben poche anime nel locale (forse le più temerarie, quelle che non si stufano mai di assaggiare), Roberto e Fabrizia hanno deciso di unirsi  a noi per bere un bicchiere insieme. Un po’ di chiacchiere con una coppia triestina in viaggio eno-gastronomico. Qualche reciproco consiglio su quali ristoranti provare, due  risate, qualche frase in più, dettata probabilmente dalla stanchezza e dal caldo della giornata. Tanta armonia e un clima disteso.
La conferma che Fabrizia e marito sono due persone magnifiche. Lui un po’ più estroso, lei un po’ più timida, il bilanciamento perfetto che ha dato vita ad una creatura quale il Laite, un vero e proprio tributo all’amore per la vita.

2 commenti

  1. Un piacere aver scoperto questo tuo blog e leggere di cibo e vino d’autore con una scrittura così piacevole e emozionale…Con piacere leggo che il Laite vi è piaciuto (anche a noi è rimasto nel cuore) a quando il prossimo ristorante? (dobbiamo organizzare assolutamente un’uscita assieme!)

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