• I vini naturali… lieviti indigeni in azione

Damijan 1999: il vino dell’introspezione

 

Oggi mi sento una persona fortunato/a, perchè sto facendo quello che ho sognato sin da bambino. (Damijan Podversic)

Ho assaggiato Damijan durante una cena presso La Peca, un ristorante di eccellenza due stelle Michelin del quale ho parlato esaltandone il calore intriso nel rapporto umano che si manifesta in sala ma anche elogiando la loro labirintica possibilità di scelta da una carta di vini tanto ciclopica quanto dispersiva, nel senso buono del termine… In caso contrario sarebbe un banale sentiero dalla facile destinazione…

Avendo più volte rivolto lo sguardo alla facciata dei così (a volte) detti “vini fuori dal coro”, alias “vini naturali” o, in taluni casi, stando alle sensazioni provate, “vini che vengono dal cuore”, si decise di abbinare a dei piatti conditi di passione e calore un vino altrettanto umano: un Collio Bianco di Damijan Podversic.

Un produttore naturale che Pierluigi Portinari apprezza molto e sul quale decise di scommettere con questo bianco del 1999, lasciandolo in cantina e contando su di un’evoluzione dalla curva in salita, ancora in salita anche dopo aver oltrepassato quel così difficile bivio per la maggior parte dei bianchi.

Un blend di malvasia istrana, tocai e chardonnay .Un blend che ha sorretto il passaggio degli anni. Un vino che esprime la sua longevità con frizzante energia. Un vino che si sente aver fatto il suo corso ma che ti fa vivere in virtù delle esperienze vissute sulla sua superficie. Quando sorseggio queste tipologie mi sovviene sempre un’immagine della quale non posso fare a meno. Quella di una donna matura, sulla sessantina, una donna dai capelli corti ed argentati, una donna tonica ed energica dal sorriso vero, il volto delicatamente solcato dal tempo…Una donna nella sua integrità meravigliosa che non ha fatto del tempo un suo nemico, bensì un suo fedele alleato. Senza il quale non sarebbe ciò che è. Questo è sempre ciò che penso ma ancor più ciò che sento quando provo vini come il Damijan del 1999. 

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Sebbene per nulla scontroso nell’immediato, necessita di una breve sosta prima di essere sorseggiato per goderne a pieno la sua essenza. Per rivelare al naso ciò che fa agli occhi, ossia un colore dorato acceso e brillante. Sentori decisamente altalenanti ed elaborati. Un altalenarsi di ciò che l’AIS definirebbe sentori secondari e terziari. Parliamo di note calde agrumate tra i primi e note speziate tra i secondi. Delle spezie orientali, stando alla mia mucosa. E poi c’è dell’altro ancora.

Al palato aggredisce maggiormente. Ti coglie un po’ impreparato. Ti confonde un po’ le idee, quel tenore alcolico così preponderante che ti invade il palato. Buon contrappeso alle portate carnivore cui è stato abbinato, un po’ più difficile se la scelta fosse stata orientata verso una cucina più leggera.

Un vino che merita (o forse necessita) di essere sorseggiato da solo e da soli. Un vino che si potrebbe definire “da meditazione”;  un vino che io definirei dell'”introspezione” (…) Senza puntini puntini.

 

 

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