Cosa hanno in comune la pizza gourmet de I Tigli e la Malvasia di Camillo Donati? La massima digeribilità!

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Che si tratti di un incrocio tra pizza  e cucina gourmet non c’è da discutere. Le materie prime utilizzate sono di estrema qualità e la presentazione fa anche lei la sua parte. Insomma, per quanto mi riguarda, se si creasse la nuova categoria “pizzerie stellate Michelin” secondo me Simone e la sua squadra si  meriterebbero senz’altro un riconoscimento in tal senso, così come accadde nel lontano 1962 con la Pizzeria Negri di Pontecagnano in provincia di Salerno.  Si, perché è un mix di qualità, senso estetico a tutto tondo, anche nell’ambiente che si respira. E’ un design leggero e caldo quello che ti circonda. Se decidete di sostare al bancone osservando la squadra al lavoro nella super luminosa cucina a vista vivrete un’ esperienza a tutto tondo.

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Osserverete i dettagli, ai quali l’attenzione dedicata è massima.  E quando dico dettagli mi frullano in testa tanti elementi. Il caffè è quello di Giovanni Frasi della torrefazione Giamaica; i dessert sono piccoli capolavori di pasticceria e la carta dei vini è senz’altro studiata con un occhio attento.  Sarà forse deformazione … famigliare? Simone ha infatti ereditato la pizzeria dal cognato Angelino Maule (per anni pizzaiolo) prima della decisione di quest’ultimo di dedicarsi interamente alla vigna, realizzando un’azienda vinicola 100% naturale.

 

Se da un lato si utilizzando per la pizza le migliori tecniche di cottura e la panificazione a lievito madre, dall’altro nella scelta dei vini c’è un occhio di riguardo per produttori che operano in regime naturale/biodinamico, completando l’esperienza della pizza gourmet attraverso un abbinamento in completa sintonia. Si perché la digeribilità è il collante tra cibo e vino che vi renderà sazi, felici ma mai e poi mai appesantiti.

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E’ per questo che vi consiglio di abbinare agli “impasti” di Simone (alti, soffici, croccanti o sottili, a seconda della pizza), sia sotto mentite spoglie di pizza a spicchi che di panino (se volete farla proprio sporca provate il Burger King con hamburger di manzo, provola affumicata, spinaci e pomodoro confit) ad un vino naturale come per me lo è stata la Malvasia sui lieviti di Camillo Donati.  Nessun controllo di fermentazione, nessun ausilio della chimica, nessuna chiarifica, nessun uso di enzimi, lieviti selezionati o altro. Un vino frizzantino (e dal moderato tenore alcolico) dove la “frizzantura” è data dalla rifermentazione naturale in bottiglia di questo fantastico vitigno aromatico (la Malvasia di Candia). Potrei sprecare mille aggettivi, sensazioni olfattive, gusto-olfattive, etc. Ma quello che mi preme maggiormente dire è che questo vino non solo si accompagna bene alla pizza, smorzando la grassezza di alcune farciture, ma vi aiuterà nella digestione, facendovi sentire il giorno dopo perfettamente a posto e pronti ad iniziare una nuova settimana e, perché no, a degustare nuovi interessanti vini …

 

 

 

 

 

 

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