• I vini naturali… lieviti indigeni in azione

Chiudi gli occhi e segui l’istinto. Ed è così che ho deciso di lasciarmi andare ai vitigni internazionali dell’azienda molisana Vinica …

Come!? Trebbiano e Garganega. Ma se è un vino del Molise … La Garganega non sarebbe un’uva delle mie parti, ossia delle province di Verona e Vicenza? Che c’entra allora col Molise … Però in etichetta c’è un omino che guarda in alto e che a me, in quel momento, alla fiera di  Vini e Birre Ribelli a fine novembre 2016, mi disse senza filtri: “Isabella, guarda un po’ oltre! Tu hai mai sentito parlare di un produttore di vino naturale in Molise, provalo!”  D’accordo, hai ragione. C’è sempre tempo per cambiare idea, così come è sempre il momento giusto per cambiare vita. E che c’entra con un vino il cambio di vita… Con Vinica c’entra eccome, dal momento che Rodolfo Gianserra è un dottore odontoiatra che dopo aver viaggiato anni per lavoro tra Italia e US decide di tornare in terra natale (il Molise appunto) ed acquistare un appezzamento di terra. Un signor appezzamento aggiungo io. Già, parliamo di 220 ettari tra vigneti (28 vitati per un max di 80.000 bottiglie l’anno), uliveti ed orto, oltre a seminativi di pascoli e boschi (100 ha). Siamo ad un’altitudine tra 500 e 750 metri. Sulle colline di … Scusa, mi riesce difficile pronunciarlo, cos’è, uno scioglilingua? Le colline di Ri-pa-li-mo-sani (apprezzate lo sforzo), un comune di 3000 persone vicino a Campobasso. Quelle colline dove è dal 2009 che si produce un vino naturale, fin da subito con un approccio biologico grazie anche al supporto tecnico di Pierluigi Cocchini. “Fermentazioni spontanee, assenza di controllo della temperatura, no correzioni o filtrazioni: se si lavora bene in vigna in cantina la strada è in discesa”. Che sonno, la solita solfa (e ancora non abbiamo parlato di solf…orosa). Sto scherzando 🙂

trebbiano-terre-degli-osci_vinicaPer fortuna questa volta c’è un colpo di scena …  Già, l’azienda, oltre a bottiglie ultraleggere, utilizza il tappo a vite. “Con il tappo a vite il vino richiede un’evoluzione più lunga. La maturazione è più lenta però il prodotto rimane integro. Anche un vino tannico e con una spiccata acidità, come la Tintilia,  trova un perfetto equilibrio … ” Allora andate controtendenza. Lo sappiamo bene cosa pensa la gente in Italia (e non solo) di questo tipo di scelte …  Sui tappi io non ho invece pregiudizi. Forse al massimo sui vitigni, quando non sono autoctoni, è una mia fissa. Quindi, se ero partita un po’ prevenuta con un orange wine molisano a base di garganega e trebbiano (dalle ottime note di frutta secca e un velino di acidità), figuriamoci con un Riesling di omonima provenienza. Dovrei sedermi corrucciata sotto al sorbo (un bellissimo albero da frutto nel bosco della tenuta, da cui il nome in etichetta) e, facendo i capricci, esclamare “Io questo vino non lo assaggio!”, con la bocca serrata come fanno i bambini con la minestra. Ma se è possibile cambiar vita, sarà pur possibile innamorarsi anche di un Riesling molisano? Forse, affinché si possa parlare di amore ho bisogno di un po’ di tempo ma … per certo mi ha colpita, per la freschezza spiccata da contrappeso all’aromaticità tipica di questo vitigno di origine germanica. Perché è insolito. E le cose diverse mi colpiscono in fin dei conti …

riesling-terre-degli-osci_vinica

E poi? Pensavo fosse una provocazione, invece mi sono ritrovata davanti al vitigno che amo di più in assoluto. Il pinot nero. Ostico e bizzarro. Difficile da coltivare e vinificare. Apparentemente estroverso ma la fatica per tirarlo fuori è tanta. Un’uva dai risultati non scontati. Qui l’omino non guarda nemmeno in alto. Punta lo sguardo in avanti, senza compromessi. Note speziate. Impatto positivo, mi piace. Però lo devo riassaggiare. Lui è bizzarro ed io non sono bugiarda. Ho bisogno di tempo. Insieme al trebbiano macerato è una novità anche per l’azienda.

pinot-nero-del-molise_vinica

Arriva poi un Merlot. In purezza. L’omino è appoggiato a sinistra e non a destra, chissà come mai.  Il merlot è un vitigno decisamente più semplice del pinot nero. Si adatta maggiormente a svariati territori. Alle volte si dice manchi di personalità. Forse conscio della sua debolezza, tende per questo ad esprimersi con tannica arroganza? Sarà forse l’escursione termica dell’alta collina nella quale matura che gli regala delle note fruttate a placare la ruvidità. Senza perdere freschezza.

merlot_vinica

“Cosa ne pensi se ti facessi assaggiare una variazione molisana del moscato mescolata a mo’ di blend con un 30% di Riesling?”  Forse preferisco adesso provare l’autoctono. Già, non avevo detto che avevo dei pregiudizi per gli internazionali in terra natale? Verissimo però sono sempre disposta a cambiare idea, soprattutto quando capisco il modo di operare dell’azienda. Adesso però voglio assaggiare la Tintilia. Un vitigno tipicamente molisano poco conosciuto. Fin sa subito più morbido del merlot. E’ elegante, speziato ma non presuntuoso. Preserva la giusta dose di timidezza di un qualcosa di autentico e puro. E poi non chiedetemi più perché ho un debole per gli autoctoni … Hanno il potere di coinvolgere il substrato se questo è incoerente. Come delle “lame”.  Ma sanno fare l’amore con le origini, dando vita a delle bellissime creature. Come quella in rosso rappresentata in etichetta, o è la mia fantasia?  C’è in quello che immagino qualcosa che non riesco a vedere. Che però fa la magia di quello che immagino. Ed oltretutto, un’ottima beva per questa Tintilia di Vinica, non scontata, floreale, semplicemente … vera.

tintilia-del-molise_vinica

Lascia un commento