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Bartolo Mascarello: l’ultimo dei Moicani!

Sono venuta a conoscenza dei vini di Bartolo Mascarello durante una degustazione condotta da Sandro Sangiorgi. Ne sono rimasta decisamente impressionata. Si, un pò per la storia, un pò oer la testura. Semplicemente per le emozioni trasmesse. Non troppe parole sono state spese da Sandro. Che dire, come descrivere, cosa enunciare quando si ha a che fare coi vini del patriarca del Barolo? Come è possibile non conoscerlo? Purtroppo Bartalo è mancato nel 2005. L’azienda vinicola è oggi gestita dalla figlia Maria Teresa, la tipica donna magrolina dietro la quale si nasconde un carattere molto forte. Una personalità tenace.Mascarello bartolo

E’ davvero peccato che prima del 2005 non fossì ancora così … ecco, così innamorata del mondo del vino…da essere consapevole della conoscenza di Bartolo. Per prendere la macchina e guidare km da est a ovest, per poi suonare al numero 15 di via Roma, nel villaggio di Barolo. Semplicemente per incontrarlo ed ascoltarlo. Osservare e conoscere. La sua storia, la sua filosofia, i suoi Barolo, i suoi Dolcetto.

Bartolo Mascarello

Bartolo è sempre stato un cocciuto tradizionalista, convinto delle sue teorie; del suo modo anticonvenzonale di fare vino, scontrandosi con le tipiche ideologie “baroliste” predominanti nella sua epoca.

Bartolo Mascarello, Langhe NebbioloLunghe macerazioni; affinamento in grandi botti di rovere e non in barriques. Assemblaggo di diverse uve da differenti vigne per garantire come risultato un vino armonico. Questo si scontrò con le “teorie” emerse sul finire degli anni ’80. Teorie rivoluzionarie se vogliamo, che si scontrarono con la tradizione, a favore di Baroli più scuri ed intensi; più densi; il tutto frutto di affinamenti in barrique nuove con il tipico aroma vanigliato che ne conseguiva e che ha contraddistinto per anni i vini del filone “rossi strutturati e barricati”. Quel sentore di vaniglia invadente” che rubava al vino la sua identità.

“Io non faccio vini dai nomi fantasiosi; non faccio crus, non faccio vini barricati; i miei vini non avranno mai profumi di vaniglia o di rovere … Ecco, io sono l’ultimo dei Moicani”.

 Dopo aver speso un’intera vita tra i vigneti nei suoi ultimi anni a causa di una malattia Bartolo è stato costretto a rimanere nel suo ufficio. Diventò una sorta di artista ed iniziò a disegnare le proprie etichette. Una delle più famose è stata quella del “No Barrique No Berlusconi”, oggigiorno diventata un vero e proprio pezzo da collezione. Durante le elezioni del 2001 una bottiglia fu persino confiscata da un’enoteca in quanto accusata di “propagandistica politica”.

Evviva L’Italia.

 

 

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