• I ristoranti stellati Michelin

Alla Torre del Saracino di Gennaro Esposito il vero segreto è … che non esiste alcun segreto!

Alla Torre del Saracino il ristorante dal 2008 due stelle Michelin dello chef Gennaro Esposito, in Via Torretta a Vico Equense, non esistono “segreti” … forse.

Verrete accolti sin da subito con immenso calore, come è tipico nel Sud Italia, figuriamoci poi in uno stellato. Sul far di una serata invernale le luci del locale dall’esterno assorbiranno tutta la vostra attenzione, non distogliendo però il vostro udito dal rumore del mare.

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Sarà con immenso piacere che verrete condotti in cima alla torre, il luogo “segreto” dalle luci soffuse che sembra quasi creato appositamente per rilassare il cliente e far Lui scegliere il menù in un’atmosfera ovattata dove è d’obbligo perdere cognizione di spazio e di tempo. Pietre antiche e design moderno, una musica di sottofondo, condita da un aperitivo di cicchetti sopraffini: tartine, mini-hamburger, puree, svariate delicatezze in forma piccina.

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Una volta scelto il menù da 7 o 9 portate a piacimento combinato o lasciando carta bianca allo chef, se lo desiderate potrete scendere in cantina per una visita alle fondamenta … “segrete” della torre, dove alla temperatura corretta vengono conservate circa 12.000 bottiglie di ogni provenienza, di grandi case o piccoli artigiani. Volete un vino bianco? Verrà prelevata relativa bottiglia direttamente dalla cantina aperta e servita al tavolo.

la-torre-del-saracino_cantina la-torre-del-saracino_cantina_2L’ambiente del ristorante è moderno ma caldo al tempo stesso, un gioco di colori bianco e crema (e azzurro quando male e cielo si scorgono) che dà l’idea di essenziale e lascia spazio per un discreto … appetito. Nonostante il carrello di cioccolati di ogni dove e torroni in ogni come girovagante per la sala, la vostra mente (sappiate che è lo stomaco a comandarla), non smetterà per un istante di sognare il menù che lo chef ha pensato per voi,  lasciandolo fino all’ultimo istante … “segreto”.

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… un copione che si rivelerà un mix di terra e mare, “freschezza e sapidità” da un lato e “gusto a volte aspro e carattere forte dall’altro”. Lasciatemi dire che di asprezza io la benché minima ombra v’ho trovato, ho semplicemente masticato e degustato in ogni singolo elemento la storia dello Chef, un mix di creatività e rigore, genio e disciplina, il giusto blend frutto della scuola di grandi maestri, quali Vissani e Ducasse. Dai piatti in ricordo della sua infanzia, alle sperimentazioni alla scoperta del futuro.

Con qualche “hic” da una certa portata in avanti: è il caso di dirlo, anche nei ristoranti stellati al Sud si mangia in abbondanza! Che cosa?

Un’entrée a base di ventresca di tonno, un arcobaleno di colori dal gusto uniforme:

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Tanto pane, grissini, taralli e focaccine: nei ristoranti gourmet sono così buoni da farne incetta col rischio di rovinare l’appetito, soprattutto quando il cestino viene incessantemente rimpinguito:

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Un’antipasto a base di triglia in umido, caprino e gnocchi di bietola: e qui Gennarino se la gioca con Valeria Piccini del ristorante Da Caino:

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Il primo dei primi: un risotto con cipolla ramata di Montoro, sauro bianco affumicato, alga croccante al profumo di limone e peperoncino:

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L’altro primo che viene dopo il primo primo: la minestra di pasta mista con crostacei e pesci di scoglio. Se il senso di sazietà non mi ha offuscato la mente (ma forse la colpa va al vino), 12 differenti tipi di pasta al suo interno:

la-torre-del-saracino_minestra-di-pasta-mista-con-crostacei-e-pesci-di-scoglioL’ultimo dei primi, per chi si è avventurato nel percorso degustazione più lungo, è a base di carne: dei cannoncini ripieni di ragù napoletano.

Per proseguire con i secondi: il pesce bandiera “anni ’80”, zuppa di olive e purea di finocchio e mandorla, un ricordo dei piatti dell’infanzia dello chef:

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La pescatrice arrosto con purea di carote allo zenzero e cavolfiore:

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E, se volete compiere il peccato mortale, fatevi sciogliere definitivamente dal maialino nero Casertano con chutnay di mela cotogna e verza e lui saprà a propria volta sciogliersi dentro la vostra bocca:

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Per chiudere in dolcezza, il cremoso al gianduja con cake di castagne e sorbetto di cachi a precedere una minipasticerria ed una selezione vagante per la sala di cioccolati e torroni. Ne troverete la ricetta anche sulla pagina web, a conferma di quanto preannunciato … alla Torre del Saracino, dopotutto, non esistono in verità dei segreti.

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Ragione per cui lo Chef uscirà in sala in diverse occasioni ed avrete modo di visitare la cucina e conoscere l’intera brigata!

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PS: non voglio dimenticare la carta dei vini. Un’interessante combinazione di proposte internazionali ed autoctone, con un debole per Veneto ed Alto Adige tra i Bianchi, Toscana e Piemonte per i Rossi.

Se come la sottoscritta avete piacere rimanere in territorio campano, provate il Greco dell’azienda Cantine Dell’Angelo  e non rimarrete delusi; un vino che ha saputo accompagnare (quasi) tutta la cena (forse ha tenuto meno sulle pietanze più grasse) con grande, grandissima … dignità.

Torre del Saracino? Un’esperienza da ripetere senz’altro che vi regalerà un sacco di emozioni!

 

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