• I ristoranti stellati Michelin

Aga: una chiccha nel cuore delle Dolomiti; un sentiero che vi condurrà dalla natura alla tavola

Piccolo, pulito, lineare, solo 4 tavoli e 16 coperti; uno stile dal tocco scandinavo: un aggettivo che meglio possa descrivere questo locale altro non è che semplice, come il suo nome testimonia: AGA.

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Atmosfera raccolta e piacevole, silenziosa: un’oasi. Nel cuore delle Dolomiti. All’interno dell’ hotel Villa Trieste, in quel di San Vito di Cadore, si trova questa perla del gourmet. Un fiore appena sbocciato, così mi piace definirlo. Questo è Aga: acqua in latino. Chissà, la prossima volta chiederò come mai la scelta di questo nome. A me piace. Molto. Fluisce. Scorre. Si ricorda facilmente.

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Lo Chef, il giovanissimo Oliver Piras, insieme alla compagna Alessandra Del Favero,  gestiscono con passione questo ristorantino degno di una stella Michelin (riconoscimento che sicuramente non si farà aspettare troppo: *la stella è stata infatti conseguita con la guida Michelin 2016).

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Trasuda passione. Mista ad entusiasmo: è la spinta della giovinezza unita all’esperienza di stampo internazionale del giovanissimo chef.

Aga

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Classe 1986, a 18 anni parte per Strasburgo, in Francia. Esperienza importante a Londra, da Joël Robuchon. Per tre anni suda tra i fornelli del tristellato “Da Vittorio” a Brusaporto. Due esperienze  di prestigio  al Celler de Can Roca a Girona e al Noma di Copenaghen, per poi essere chiamato nelle Dolomiti, dove lavora a Cortina come chef di un noto ristorante.

Ed è ora arrivato qui, da Aga. Per condurci dalla natura alla tavola. Per inebriarci con la fantasia dei suoi piatti dove propone una immensa varietà  di erbe aromatiche.

Lasciatevi tentare dal menù di 7 portate, per vivere un’esperienza a tutto tondo. Per disegnare il cerchio col compasso. Per creare l’unione degli insiemi. Non temiate: giusto nel gusto, nel colore e nel bilanciamento delle sostanze. Molti non sanno infatti che gli chef di un certo calibro non si limitano ad esprimere il loro guizzo creativo attraverso l’utilizzo di ingredienti unici e di altissima qualità ma ricercano quella che è la cosa più difficile: l’equilibrio. Aga3

Crudo di manzo, maionese di mais e polvere di scalogno bruciato  Brodo al sambuco con bottoni di melanzane – Risotto vermut, alliaria e pepe verde – Miseria e nobiltà di vitello – Gelato al rafano.  E molto altro ancora.

Un’esperienza quella di Aga  che si propone per percorrere un sentiero che vi accompagnerà con eleganza dalla natura alla tavola (ops, l’ho già detto, scusate). Nulla è invasivo. Ogni accostamento è riuscito. La particolarità non invade. E’ discreta ed elegante.

In un’atmosfera quasi ovattata, un pranzo di mezza estate da ricordare. Solo noi ed un altro tavolo. Un giornalista del New York Times che col suo Mac è perfettamente incastrato nel quadro d’insieme. Assaggia e scrive. Degusta e scrive ancora. Sorseggia e prende appunti. Ha l’aria di un tedesco in vacanza. Invece è un giornalista americano. Che sta scrivendo un reportage sulle Dolomiti e sui migliori ristoranti emergenti. Le chicche del gourmet da scoprire? O le stelle emergenti? Se così fosse stato, un gran buon fiuto.

Soddisfatto se ne va. Soddisfatti che ne rimaniamo ancora un po’. Piacere assoluto.

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