• I vini naturali… lieviti indigeni in azione

Bela, un metodo classico che di classico ha ben poco! Grazie a Vasja Cotar!

 Questo vino è stuzzicante. In tutti i sensi, i 6 sensi, per la precisione.

Iniziamo dalla vista. Colore, bollicine? Ma nemmeno per scherzo. La prima cosa che i miei occhi notano è l’etichetta invece, quando il calice è già pieno non smetto di osservarla. “Bela”, è li subito pronta, a caratteri cubitali, per farmi i complimenti. E invece no, fregata. Bela significa in lingua locale “spumante bianco”: ci speravo io!

Digressione: lingua locale sta per sloveno, in quanto l’azienda si trova nel Carso, nel villaggio di Gorjansko, a 5 km dal mare.

E poi cosa vedo? Un’impronta digitale. Si perché i vini bianchi sono firmati dall’impronta del figlio Vasja, mentre i rossi dal padre Branko Cotar. E perché? Per esprimere le loro convinzioni sulla qualità ed unicità dei loro vini.

bela-cotarPoi c’è il gusto? Un vino fresco, con una giusta acidità. Piacevole per l’equilibrio. Il gusto di sorseggiarlo come aperitivo, godendone a pieno la polposità con cui si manifesta in bocca. E godendone ancora, grazie alla sua discreta persistenza. C’è frutta giovane, uva passa (dicono loro) e delle note di lieviti (dico io). Non so loro chi siano ma c’hanno ragione perché il vino deriva da rifermentazione in bottiglia (spontanea) con mosto da uva appassita. C’ho ragione io però perché il vino viene lasciato col fondo, non sboccato. No degorgement, direbbero col naso all’insù i nostri cugini d’ Oltralpe. Ed oltre a vedersi, si sente. Questione di senso … quello che si usa.

Olfatto: a naso lo abbinerei con del cibo un po’ grassoccio (salumi locali?), per assorbirne il grassoccio, appunto. Ma anche da solo, come aperitivo. Già scritto, oops. Da tutto pasto allora, che ci sta sempre bene.

Udito giusto? Suonano bene i vitigni Malvasia Istrana (50%) e Vitovska (altrettanta) di cui si compone. Ah e poi ho sentito dire (con le mie orecchie) che la macerazione avviene sulle bucce per 7 giorni in tini aperti, la pressatura è manuale con torchio, la fermentazione spontanea (già scritto, oops). Viene affinato per 3 anni circa in rovere, senza chiarificazione o filtrazione alcune. Solforosa all’osso. E chi se ne frega, direte voi … quanti dettagli. Col cavolo replico, dato che, proprio in virtù del seguire una procedura come quella non appena enunciata se ne producono solo 3.000 bottiglie.

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Che dire del tatto? Bisogna andarci piano perché qui c’è della sensibilità spinta. La fattoria è sorta infatti dal nulla, 30 anni fa, quando il vino si produceva ancora per l’osteria storica di famiglia (da generazioni). Ma poi … poiché mantenere le due attività era troppo oneroso, si decise di focalizzarsi solo sulla produzione del vino. Nostalgia? Sarà, forse si avverte con un senso sconosciuto.

Ho dimenticato qualcosa? Il mio sesto senso, indipendentemente tutto, mi dice di tacere e ricominciare a degustare. Magari un altro vino, 100% naturale, della stessa azienda. Ed io mio fido…

 

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