• I vini naturali… lieviti indigeni in azione

Johan Reyneke: produttore naturale in Sud Africa che cavalca l’onda …. del biodinamico (e non solo)

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Premessa: il Sud Africa è un paese estremamente interessante quanto a vino. Tra un sorso di syrah, uno di sauvignon blanc e qualche assaggio di pinotage (l’unico vitigno veramente autoctono risultante da un incrocio tra il pinot nero ed il cinsault), scoprirete che la qualità media è abbastanza elevata, le note fruttate sono sempre mitigate da una discreta dose di mineralità data dal terreno e dal clima, le annate vecchie (così come quelle di mezza età) non esistono (o meglio sono rarissime) ed il concetto di biodinamico è lungi dall’essere parte integrante della coscienza collettiva, se di enologica trattasi. Scarsa cultura? Semplicemente diversa ma per certo in continua evoluzione.

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Sta di fatto che, tralasciando per un momento le annate, le aziende che hanno fatto del biodinamico una filosofia di produzione si contano sulle dita di una mano. E’ una vera e propria produzione di nicchia, insomma. Abbiamo Elgin Ridge, di proprietà di Brian e Marion Smith, espatriati britannici che hanno fatto del “a tutti i costi contro la chimica” una filosofia di vita. Waterkloof, del signor Paul Boutinot, un francese dall’interessante background. Infine Joahan Reyneke, alias il guru della biodinamica sudafricana. Il primo? Si, proprio così!dscf6453

Ed è proprio di quest’ultimo che vi voglio raccontare. Perché, oltre ad essere il guru della biodinamica, sappiate che Johan è un laureato in filosofia ambientale, un abilissimo surfista (di quelli che hanno rischiato la vita, sopravvissuto per miracolo all’attacco di uno squalo) ed una persona dalla forte coscienza sociale (inestimabile valore in un paese in costante lotta contro le diseguaglianze). Attraverso l’adesione al programma Cornerstone, il ricavato di una linea di vini allo scopo realizzata viene utilizzato per aiutare i lavoratori della terra ad acquistare una casa e a studiare. Oltretutto quanto sopra narrato, Reyneke è l’unico vignaiolo biodinamico ad avere ricevuto 5 stelle da John Platter.

Ad accoglierci durante la nostra visita è stata Nuschka de Vos, assistente winemaker, di recente arruolatasi alla squadra Reyneke della quale il direttore dei lavori è Rudiger Gretschel, ritenuto tra i migliori enologi del paese. Nuschka, una brillante ragazza di 27 anni dagli occhi azzurro cielo ed una carica incredibile, è stata la nostra guida durante tutta la visita in cantina. Ci siamo seduti nella saletta degustazione di recente fattura, provvista di quel giusto caos da rendere il tutto giustamente famigliare (alcuni dettagli dallo stile “industrial chic” denotano la mano della moglie di Joahan, Mila, affermata artista locale).

Ed è in quella saletta che, in un pomeriggio di fine estate per noi (o fine inverno per Nuschka), ha inizio il racconto di una realtà estremamente curiosa ed interessante, unica nel suo genere.

Johan Reyneke è un’azienda agricola di stampo famigliare originaria di Stellenbosch che risale al 1863. Johan ne prese in mano le redini negli anni ’90 ma fu solo nel ’98 che iniziò a produrre i primi vini, con un approccio sin da subito biologico. L’orientamento al biodinamico risale al 2004 e si materializzò in una vera e propria certificazione a partire dal 2006 (Demeter). Ad oggi sono 40 gli ettari di terreno coltivati con tale approccio, da viti vecchie anche 40 anni. A breve prevedono di espandersi tramite l’acquisizione della vicina proprietà, il che significa che l’azienda possederà 80 ettari di vigneti, sulle colline che si trovano a soli 6 km dal mare (dalla baia di False Bay, famosa per la presenza di simpaticissimi pinguini, di quelli piccini e goffi), beneficiate dunque dalle brezze pomeridiane anche nei giorni estivi più bollenti. I terreni hanno una composizione sabbiosa, su granito ed argilla.

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Ma PERCHE’ biodinamico, in un paese dove quasi non se ne avverte il valore aggiunto?

Perché innanzitutto Joahan è un grande sperimentatore, sia in vigna che in cantina. Convinto che i terreni coltivati in tal modo diventino estremamente ricchi di materia organica ma con un’acidità inferiore, generando rese inferiori di uve di più piccole dimensioni ma con rapporto buccia/polpa più elevato. L’uva preserva inoltre un’acidità del tutto naturale. No assoluto a qualsiasi intervento chimico, la vigna sopravvive grazie all’apporto che riceve dal terreno, coltivato peraltro attraverso una grandissima varietà di piante e frutti eterogenei. In cantina utilizzo di rovere senza tostatura per la riserva di sauvignon blanc e utilizzo delle cisterne di cemento dalla forma ovale del noto designer Marc Nomblot per lo chenin blanc dal prolungato contatto con le bucce. Rigoroso utilizzo di lieviti indigeni, nessuna aggiunta di enzimi, solo vitamine e nutrienti qualora necessari a stimolare il lavoro dei lieviti. Si, Joahan crede moltissimo nell’importanza del processo fermentativo che avviene in botti vecchie ed in maniera del tutto naturale.

                                                                                                            

 

Il risultato di tutto ciò sono dei vini non solo di qualità ma, come tutti i naturali fatti con criterio, salubri e portatori di una propria identità che li rende figli della terra e unici in quanto tali: “sono unicamente due gli ingredienti che danno vita ai vini di Reyneke: tempo ed uva”, disse un esperto del settore. Il tutto condito da molta passione, aggiungo io. Le differenti uve sono raccolte e vinificate separatamente, a seconda della specificità di ogni specifico cru. Qualcuna prosegue in purezza, altre come blend. Ne risultano indistintamente dei prodotti armoniosi e bilanciati, con una naturale acidità ed una testura che denota lievi influenze del legno ma spiccate e deliziose note fruttate, mai stucchevoli od invadenti. I miei assaggi? Se avete voglia eccoli qui, altrimenti dirottatevi sulla pagina dell’azienda, sezione vini.  E come sempre  …. CHEERS!

Il Bianco biologico 2015, un blend a base di 95% sauvignon blanc e 5% semillon. Fermentazione in tini d’acciaio. Maturazione di 5 mesi in acciaio, in cui sosta sulle fecce, prima dell’assemblaggio e dell’imbottigliamento. Fresco, polposo, brillante. Mi scuso, io l’asparago non l’ho notato ma la mela verde moltissimo. Potenziale fino al 2018.

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Il Sauvignon Blanc biodinamico 2015. Nessun tipo di enzima utilizzato. 50% fermentazione spontanea in botti di rovere francese invecchiato; il restante 50% in acciaio. Dopo 7 mesi di ulteriore affinamento viene imbottigliato ed immesso sul mercato. Speziato ed esotico al naso. Rimane a lungo sul palato, dove si esprime in modo molto energico, mitigato da una giusta dose di acidità. Equilibrio la parola chiave. Potenziale fino al 2020.

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La Riserva di Sauvignon Bianco 100% (producono anche una riserva di Chenin Blanc, dai vigneti più vecchi dell’azienda) proveniente da un cru specifico. Fermentazione spontanea ed “indigena” ed invecchiamento avvengono per il 90% in botti nuove di rovere francese. Il vino viene ulteriormente lasciato maturare per 9 mesi in rovere sostando sulle fecce per poi essere travasato e sostare ulteriori 5 mesi, prima in botti più grandi ed infine in acciaio. Complessità a strati al naso, tra sentori fruttati, non solo agrumati, e floreali. Al palato discreta mineralità e buona acidità. Potenziale fino al 2020.

Lo Chenin Blanc biodinamico 2015. 50% fermentazione spontanea in botti di rovere francese invecchiato; il restante 50% in acciaio. Dopo 7 mesi di ulteriore affinamento viene imbottigliato ed immesso sul mercato. Speziato ed esotico al naso. Rimane a lungo sul palato, dove si esprime in modo molto energico, giustamente moderato da una giusta dose di acidità. E’ poderoso ma questa forza non deriva dal tenore alcolico. Equilibrio la parola chiave. Potenziale fino al 2020.

Lo Syrah  biodinamico 2014, che passa attraverso una fermentazione spontanea in cemento. Dai 12 ai 14 giorni sulle bucce prima di essere travasato in botti di rovere francese o in tini di legno da 2500 L per la maturazione, che dura 13 mesi. Al naso è complesso: dalla frutta, per lo più prugna, alle note floreali di viola e delle spezie intense. Un vino di grande struttura che si nota anche al palato, dove i tannini si rilevano decisamente scalpitanti. Buon potenziale di invecchiamento.

           

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